La barzelletta del tabaccaio e della scimmia che ti farà sbellicare dalle risate (con finale a sorpresa)

Ridere fa bene, lo dicono i medici, lo dicono gli psicologi e, soprattutto, lo dice il buonsenso. Ma perché ridiamo? La scienza ha una risposta precisa: il cervello umano percepisce l’umorismo come una violazione benigna, ovvero qualcosa di assurdo o inaspettato che però non rappresenta una minaccia reale. È proprio questo corto circuito cognitivo a scatenare la risata. E non siamo soli: anche i ratti, i grandi primati e persino i cani emettono vocalizzazioni associate al gioco che ricordano molto da vicino la risata umana. La risata è evolutiva, serve a creare legami sociali e a ridurre lo stress. Gli Antichi Romani, che di ironia se ne intendevano, facevano battute feroci sui politici, sulle mogli fedifrague e sui tirchi — problemi, a quanto pare, senza scadenza. Giovenale e Marziale avrebbero fatto furore su Twitter. Nei secoli l’umorismo si è raffinato, ma il meccanismo è sempre lo stesso: sorpresa + incongruenza = risata. E la barzelletta che stai per leggere è un piccolo capolavoro di incongruenza.

La barzelletta del tabaccaio e della scimmia (con finale a sorpresa)

Un signore entra dal tabaccaio e vede una scimmietta sul banco. Prende 50 euro, li mette sul tavolo e chiede un pacchetto di sigarette. Quando il tabaccaio si gira, il signore, velocissimo, si rimette i soldi in tasca e dà un ceffone alla scimmia.

Il tabaccaio si gira e dice:

«Ma che fa? È matto? Perché ha mollato una sberla a quel povero animale?»

E quello risponde:

«Mio caro signore, moderi le parole… Questa scimmia maleducata si è mangiata i miei 50 euro!»

Ed il tabaccaio:

«Oh… mi scusi, non aveva mai fatto una cosa del genere… mi scuso di nuovo.»

Quindi il tabaccaio gli dà le sigarette e il resto dei soldi.

Un signore in fila ha assistito a tutta la scena e pensa: «Questo è veramente furbo. Ora lo faccio anch’io, ma da un altro tabaccaio.»

Gira e rigira tutta la città alla ricerca di un tabaccaio con una scimmietta sul banco, ma nulla da fare. Alla fine vede sul bancone di un tabaccaio un pappagallo con un becco enorme e pensa: «Questo si mangia anche un milione!»

Entra e, sentendosi più furbo del furbo, mette 100 euro sul banco e chiede un pacchetto di sigarette. Quando il tabaccaio si gira, si rimette i soldi in tasca e dà una sberla all’animale così forte che le penne volano dappertutto.

Il tabaccaio si gira e dice:

«Ma che fa? È matto? Perché ha dato un ceffone al pappagallo?»

E quello risponde:

«Mio caro signore, moderi le parole! Il suo maleducato pappagallo mi ha mangiato i 100 euro che avevo appoggiato sul bancone!»

Ed il tabaccaio:

«Ma che ca**lo dice! Sono 20 anni che è imbalsamato!»

Perché fa ridere? La spiegazione per chi se la fosse persa

Il primo signore è un truffatore scaltro che sfrutta la presenza della scimmia viva per simulare un furto mai avvenuto, ottenendo sigarette e resto gratis. Il secondo, ingolosito dalla scena, tenta di replicare il colpo — ma sceglie, con grande sfortuna e scarsa attenzione, un pappagallo imbalsamato da vent’anni. L’animale non può aver mangiato nulla, e la truffa crolla miseramente insieme alle penne del povero volatile.

Il meccanismo comico si basa su un classico della narrativa umoristica: l’imitatore che non ha capito la regola fondamentale dello schema che sta copiando. La sorpresa finale — il pappagallo impagliato — è il colpo di teatro che ribalta tutto. Guardare senza capire, agire senza pensare: una lezione universale, consegnata con una risata.

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